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Intervento di Alberto BAGNAI, economista e senatore della Lega, sulla fiducia al Governo Conte

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Intervento di Alberto BAGNAI, economista e senatore della Lega, sulla fiducia al Governo Conte

BAGNAI – Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, il Governo a cui ci apprestiamo a votare la fiducia si propone un compito formidabile.

 

Poche cifre serviranno a darne la misura. Se escludiamo le due guerre mondiali, per entrambe le quali occorsero dieci anni per ripristinare i livelli di reddito precedenti, quella attuale è la depressione più prolungata dell’intera storia dell’Italia unita. Secondo le più recenti previsioni del Fondo monetario internazionale, occorreranno sedici anni perché l’Italia torni al livello di reddito precedente alla crisi, quello del 2007.

 

Circostanze tanto eccezionali impongono una riflessione sulla fallacia tecnica e politica di una governance basata esclusivamente sulle regole. Quelle europee hanno dimostrato il loro carattere prociclico, costringendoci a deprimere ulteriormente il livello dell’attività economica quando il Paese era già piegato da una profonda recessione. Questo anche perché il nostro Paese è uno dei pochi ad averle applicate pedissequamente, violando la regola del 3 per cento nei soli tre anni iniziali della crisi, contro i 9 della Francia e i 6 della Spagna, a costo di una riduzione del 38 per cento del flusso di investimenti pubblici.

 

Le regole si presentano sempre più come l’alibi di un’intera classe politica per sfuggire a quelle responsabilità che lei ha evocato.

 

Ci viene detto che esse servono a creare un comune terreno di gioco sul quale le economie dei Paesi membri possano competere in modo corretto, ma questo approccio è ingenuo. Come ogni istituzione, anche le regole esprimono i rapporti di forza in atto. Nel caso dell’Unione europea, purtroppo, esse diventano talora uno strumento attraverso cui cristallizzare ingiustizie e asimmetrie.

 

Fa scuola, in questo senso, la vicenda dell’Unione bancaria. I Governi che oggi ci negano solidarietà, opponendosi all’assicurazione europea sui depositi bancari, argomentano che il nostro sistema è troppo fragile perché si possa accettare di mutualizzarne il rischio. Tuttavia, quegli stessi Governi – in particolare quello tedesco – a tempo debito misero in sicurezza i loro sistemi con massicci aiuti di Stato, violando pesantemente la concorrenza. Il loro argomento è che allora lo si poteva fare, perché le condizioni erano diverse. Ma nel momento stesso in cui si afferma che quanto valeva allora per loro adesso non è applicabile a noi, si stabilisce un principio generale importante: le regole non sono un totem cui inchinarsi, ma uno strumento da adattare alle circostanze.

 

Le circostanze del nostro Paese, tanto eccezionali, richiedono un’interpretazione consona delle stesse regole. Un’ordinata convivenza europea ha bisogno di solidarietà: l’approccio basato su un’interpretazione rigida di regole spesso irrazionali, o che perpetuano ingiustizie è in re ipsa incompatibile con la solidarietà.

 

Il valore fondante della solidarietà è noto anche a europeisti integerrimi. Cito Guy Verhofstadt, che pochi giorni fa ci chiedeva la nostra solidarietà contro quello che egli percepiva come un ingiusto attacco commerciale da parte degli Stati Uniti.

L’irrazionalità di regole che amplificano non solo gli squilibri interni, ma anche quelli internazionali chiede il conto anche ai Paesi che si sentivano forti con i deboli. E così può capitare che la solidarietà, improvvisamente, serva anche a chi l’ha strenuamente negata!

 

Simili sviluppi aprono all’opera del suo Governo ampi margini di negoziato che – ne siamo certi – lei saprà sfruttare per ridare slancio al nostro Paese, nell’interesse comune del progetto europeo, grazie alla competenza e alla lealtà al Paese della sua squadra di governo.

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