L’ultima ondata di arresti di cellule terroristiche ed elementi jihadisti in Italia offre diversi spunti di riflessone, non ultima l’efficienza degli apparati di intelligence e sicurezza che hanno finora scongiurato diversi attacchi contro obiettivi nella Penisola.
Le evidenze lasciano però l’amaro in bocca, specie a chi ha sempre affrontato il tema del jihadismo in Italia preferendo al pragmatismo le categorie del politicamente corretto e la minimizzazione del problema.
Gli arresti confermano che ci sono cellule dello Stato Islamico (che possono decidere di colpire da noi o di infiltrare in Europa i propri uomini) e quanto sia ramificata e diffusa la ragnatela del jihadismo anche in un’Italia che non ha ancora una presenza musulmana paragonabile a quella di altri Stati europei.
L’egiziano di Foggia, cittadino italiano, che educava i bambini al jihad come hanno fatto negli ultimi anni gli “educatori” del Califfato nelle città irachene e siriane e occupate dall’Isis, evidenzia quanto poco sappiamo di quanto accade nelle moschee abusive e nei cosiddetti “centri culturali“ islamici presenti in Italia. Soprattutto ci ricorda quanto siano pericolosi i progetti politici che prevedono di regalare a pioggia la cittadinanza italiana a persone che “culturalmente” non condividono i valori contenuti nella nostra Costituzione.
Dovremmo chiederci perché nessuno tra i genitori dei bambini educati all’omicidio degli infedeli nella scuola coranica foggiana abbia denunciato un simile “insegnante” o quanto meno abbia ritirato i l figli dai corsi di jihad.
Educare bambini a sgozzare gli infedeli (noi) non è solo un “atto di guerra” ma significa voler creare le basi per il rifiuto e, quando la demografia lo dovesse consentire, la sobillazione della nostra società.
Ne sanno qualcosa in Francia dove secondo un’inchiesta dell’Istituto Montaigne già nel 2015 la metà dei giovani islamici con cittadinanza francese ammetteva di non riconoscersi nelle leggi della Republique desiderando vivere sotto i dettami della sharia.
L’Islam del resto non è solo religione, ma anche ideologia politica, sistema sociale e giuridico: gli stessi elementi che animano, solo per fare un esempio, le minacce di conquista demografica dell’Europa formulate apertamente da Recep Tayyp Erdogan e da altri esponenti del governo turco la cui ideologia legata al movimento dei Fratelli Musulmani, è considerata in Europa “moderata” .
Meglio aprire gli occhi prima che anche l’Italia si riduca come i Paesi del Nord Europa, dove i jihadisti conclamati dono così tanti da non poter venire controllati in modo costante e dove intere aree urbane sono sottratte al controllo dello Stato (la polizia non vi entra) e vengono amministrate dalla sharia, elemento che rappresenta un ostacolo insormontabile all’integrazione dell’Islam in Europa e in Occidente.
Tra i tanti errori compiuti dal Vecchio Continente nell’affrontare la minaccia islamista nel nome del multiculturalismo, uno dei più gravi è proprio l’aver tradito le aspettative di quanti hanno lasciato le terre dominate dall’Islam e dalla sharia per vivere in una società basata su uguaglianza e diritti.
Invece di garantire loro queste opportunità abbiamo consentito che si riproducessero in determinati quartieri delle città europee gli stessi schemi sociali basati sulla discriminazione e il sopruso che caratterizzano molte società islamiche, rendendo così molto più arduo ogni progetto d’integrazione.
Gli arresti di queste ultime ore confermano inoltre la pericolosità della branca tunisina del terrorismo islamico di fronte alla quale l’Italia è particolarmente vulnerabile.
Lo Stato nordafricano ha dato al Califfato più combattenti dell’intera Europa (circa 6mila) e a moltissimi tunisini l’Italia consente di sbarcare illegalmente pur sapendo che molti di loro sono pregiudicati. Elemento non secondario poiché, come hanno ribadito anche le ultime indagini, i casi di terroristi con un passato da spacciatori di droga sono ornai una costante.
I personaggi più pericolosi giunti in Italia dalla Tunisia potrebbero essere però quelli che raggiungono di notte le coste siciliane con i cosiddetti “sbarchi fantasma”, facendo perdere le loro tracce prima di venire intercettati dalle forze dell’ordine.
Un allarme, quello per gli “sbarchi fantasma” da Tunisia e Algeria, rilanciato solo pochi giorni or sono al Parlamento europeo da Fabrice Leggeri, direttore dell’agenzia europea Frontex.
“Dobbiamo essere certi che non vi siano attraversamenti non intercettati dei confini dell’Ue, perché questo va a scapito della sicurezza” dell’intera Unione, ha avvertito Leggeri, ricordando che i flussi dalla Tunisia sono in rapida crescita e rappresentano già in quinto dell’intero traffico di immigrati illegali diretto in Italia dall’Africa Settentrionale.
Gianandrea Gaiani

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