Il presidente americano Donald Trump e il premier israeliano Banjamin Netanyahu hanno messo nel mirino l’arsenale nucleare iraniano, facendo salire la tensione in tutto il mondo e in particolare in Russia e in Cina.

Pechino e Mosca hanno infatti importanti accordi di collaborazione con Teheran e questo improvviso attacco mediatico contro l’Iran, che potrebbe preludere ad una escalation militare, viene fortemente criticato dalle due potenze euroasiatiche.

Le compagnie cinesi stanno sviluppando enormi giacimenti petroliferi a Yadavaran e nella regione iraniana di Azadegan.

La China National Petroleum Corporation (CNPC) ha acquisito una partecipazione del 30% nell’enorme progetto per lo sviluppo di South Pars, il più grande giacimento di gas naturale del mondo. Un altro accordo da 3 miliardi di dollari è stato siglato tra la compagnia cinese Sinopec e la National Iranian Oil Company (NIOC) per utilizzare la raffineria di petrolio di Abadan.

Nel 2015 il presidente cinese Xi Jinping ha descritto davanti al Plenum del partito comunista il piano per aumentare il commercio bilaterale con l’Iran di oltre dieci volte, arrivando a muovere 600 miliardi di dollari nel prossimo decennio.

Per Pechino, l’Iran è in assoluto il fulcro delle nuove strade della seta, o della Belt and Road Initiative (BRI). Un altro progetto chiave è la ferrovia ad alta velocità da 2,5 miliardi di dollari che colleghera’ Teheran a Mashhad, per il quale la Cina ha avuto un prestito di 1,6 miliardi di dollari. Si tratta del primo progetto finanziato dall’estero in Iran dopo la firma dell’accordo internazionale sul nucleare iraniano.

Mentre le banche europee stanno studiando il da farsi, quelle cinesi approfittano della situazione di rallentamento per finanziare progetti su progetti in Iran. Finora l’Export-Import Bank of China ne ha finanziato 26, dalla costruzione di autostrade allo sfruttamento di miniere, per un totale di circa 8,5 miliardi di dollari prestati a Teheran.

Inoltre voci insistenti ipotizzano che la Cina nel lungo periodo potrebbe addirittura rimpiazzare l’India (a corto di contanti) nello sviluppo del porto strategico di Chabahar sul Mar Arabico, il punto di partenza proposto della ‘mini-via della seta’ verso l’Afghanistan.

Questa enorme serie di contratti rende ovviamente assai critica Pechino nei confronti del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, che ha puntato gli occhi su Huawei, soprattutto a causa delle forti vendite di smartphone nel mercato iraniano.

E la Russia? Non sta certo a guardare l’offensiva cinese in Iran. Mosca ha venduto 20 Super jet Sukhoi all’ Aseman Airlines e Iran Air Tours – una controllata di Iran Air – ne ha ordinati altri 20, per un valore totale di oltre 2 miliardi di dollari. Anche geopoliticamente, Russia e Iran stanno combattendo una dura battaglia con gli USA.

Entrambe le nazioni sono state sanzionate da #Washington e questa situazione aumenta i contatti e la cooperazione tra i due paesi. Teheran sta offrendo a #Mosca una grande possibilità di penetrazione nell’area asiatica sud-occidentale, ottenendo in cambio il fermo supporto del Cremlino al mantenimento dell’accordo sul nucleare iraniano messo in discussione da Trump.

Secondo il Ministro dell’Energia russo Alexander Novak, l’accordo Mosca-Teheran per il petrolio siglato nel 2014, che non utilizza più il dollaro USA come valuta, è entrato formalmente in vigore, e la Russia sta comprando 100.000 barili di greggio iraniano al giorno. “Russia e l’Iran stanno coordinando strettamente la loro politica energetica – ha sottolineato Novak -.

Hanno firmato sei accordi per collaborare a contratti energetici strategici del valore di 30 miliardi di dollari”. Yuri Ushakov, uno dei consiglieri di Putin, ha previsto che gli investimenti russi nello sviluppo dei giacimenti petroliferi e di gas dell’Iran potrebbero superare i 50 miliardi di dollari. Ecco perché Cina e Russia sosterranno l’Iran. E Washington e Tel Aviv lo sanno bene.
Gianluca Savoini – Associazione Culturale Lombardia Russia

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