PARLA LIMONOV, OSPITE DI TERRA INSUBRE

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Eduard Limonov, fondatore del Partito nazionalbolscevico in Russia, ha da poco concluso un tour nel nostro paese per presentare la sua autobiografia, “Zona industriale” – Sandro Teti Editore.

Limonov è stato anche ospite a Varese dell’associazione identitaria ‘Terra Insubre’.

 

Limonov è un russo di origine ucraina, nato a Kharhov, nel Nord Est dell’Ucraina, una città dove è cresciuto da piccolo. «È una città russa con un milione e mezzo di abitanti, che arriva a 22 milioni se si calcolano i sobborghi”. Racconta Limonov.” La città dove sono nato si trova a 26 chilometri dal confine. Non ho mai perdonato al governo russo di aver lasciato soffocare l’insurrezione di Kharkov. Non l’ha sostenuta, da piccoli ci costringevano a imparare l’ucraino, la storia e la lingua. Ma noi siamo russi».

 

Da due giorni Limonov si trova in terra lombarda, nella terra leghista, quella delle origini della Lega Nord di Umberto Bossi, ora diventata la nuova Lega di Matteo Salvini, in queste ore impegnato nella formazione del governo con il Movimento 5 stelle.

Circa la siutazione politica italiana Limonov afferma: «Spero che Salvini contribuisca a staccare l’Italia e l’Europa dalla dipendenza nei confronti degli Stati Uniti».

Un auspicio che, come Limonov, coltivano tutti i fautori del superamento dell’odierno regime americano di sovragestione dell’Italia e della Ue, come commenta Paolo Borgognone sulla sua pagina FB.

Limonov, poi, sgombrando il campo da ogni illazione globalista e russofobica circa il presunto ruolo della Russia come potenza “imperialista” in procinto di “invadere l’Europa”, afferma: «[…] la stragrande maggioranza dei russi si disinteressa di Lettonia, Estonia, Polonia. A noi non interessa. Il popolo russo non ha alcun interesse ad aggredire queste regioni. Sono menzogne create ad arte per screditare la Russia».

 

Limonov puntualizza pertanto l’assunto secondo cui la russofobia delle classi politico-intellettuali liberal occidentali è il pretesto ideologico teso a legittimare il regime globalista della guerra di classe condotta dai ricchi contro i poveri. Per giustificare le nefandezze più ingiustificabili, infatti, occorre sempre un capro espiatorio su cui indirizzare la rabbia e la paura popolare. I russi costituiscono, oggi, il capro espiatorio di cui sopra, commenta sempre Borgognone.

 

Tuttavia, la narrativa russofobica del mainstream ideologico liberale non funziona. La gente capisce… Sa perfettamente che non vi è alcun “pericolo russo” alle porte e che l’unica minaccia per la vita stessa dei popoli europei è rappresentata dal perdurare del regime del liberalismo reale e delle “frontiere aperte” imposto e veicolato dai tecnici del consenso russofobico mainstream dominante.

Nella sua intervista con il giornale La Verità, Limonov ha detto: “……soprattutto spero che cambino (riferito all’Italia) i rapporti con la Russia, siamo un paese di 118 milioni di abitanti, siamo il più popoloso Stato europeo».

 

Domenica sera ha tenuto una conferenza stampa e si è fermato a cenare al Ra Ca’ dur Barlich, punto di riferimento per l’associazione Terra Insubre che ha a cuore l’Insubria e la Padania. Qui Limonov ha bevuto vino rosso, mangiato spezzatino con i funghi e ha sparato contro gli Usa («Spero che i messicani abbattano il muro e spazzino via per sempre il loro potere»), poi ha ricordato gli anni in carcere («Può darsi che io sia pazzo, ma mi è piaciuto stare in carcere. L’ ho vissuto come un monastero. Sono diventato più saggio. È il luogo in cui l’uomo si incontra col caos ultraterreno»).

Infine ha parlato anche del suo periodo in Italia («Sono passato di qui qualche mese prima di partire per gli Stati Uniti negli anni Settanta, c’ erano un sacco di manifestazioni, un clima bellissimo»).

Accompagnato dall’editore Sandro Teti, sta presentando la sua biografia da poco uscita in Italia, Zona Industriale (Sandro Teti Editore). Di quello che ha scritto Emmanuel Carrère su di lui gli importa poco («Mi sono fermato a pagina 37 del libro»), più che altro tiene alla sua, di opera. E Teti – che ha pubblicato in Italia anche Russofobia di Guy Mettan – tra una battuta e l’altra ci spiega che portarlo da noi non è stato semplice. «Aveva paura di uscire dalla Russia, perché il tribunale dell’Aja lo arrestasse per aver partecipato in passato a tante guerre». Ma, alla fine, nonostante quel video durante la guerra in Jugoslavia dove viene immortalato mentre spara su Sarajevo al fianco di Radovan Karadzic, c’è riuscito.

 

Quindi, Limonov, secondo lei perché in Italia c’è così grande attenzione al suo personaggio?

«Devo ammettere che non mi sarei aspettato un’accoglienza di questo livello. Certo ho pensato che comunque avrei suscitato grande interesse».

Perché?

«Perché in Italia a persone come me non viene data la parola, qui vengono invitati soprattutto liberisti e liberali, mentre io mi considero un imperialista».

 

Vorrebbe anche lei come sostiene il filosofo Alain de Benoist, che l’Europa diventasse un impero?

«Conosco bene de Benoist, sono stato a casa sua spesso.

Faceva parte del giornale L’ Idiot International, con Michel Houellebecq. Era nel consiglio di redazione e come altri, c’ erano molti giovani scrittori che adesso hanno avuto grande successo».

Avete le stesse idee sull’ Europa?

«Lui ha le sue idee sulla politica europea, sono giuste, ma spesso le sue idee non costituiscono lo stato dei fatti, la realtà».

In che senso?

«Lui per esempio mi vuole sempre convincere che l’alleanza tra Russia e Germania è naturale. E io gli rispondo sempre che in entrambe le guerre mondiali ci siamo scontrati. Ma lui mi risponde che in entrambi i casi è stata colpa della Gran Bretagna».

Ora con la Brexit forse sarà più semplice.

«Dopo la Brexit era molto contento, perché le sue idee hanno ritrovato vigore. Ma lo dico chiaro e tondo: la Russia non ha né le forze né i mezzi né il desiderio di soggiogare l’Europa. Addirittura ci sono forze nel nostro Paese che non vogliono più rimanere nel Caucaso, molti dei popoli caucasici sono molto lontani da noi».

 

E a chi dice che la Russia vuole riprendersi i vecchi territori dell’Unione Sovietica cosa risponde?

«Guardi, io le dico questo: la stragrande maggioranza dei russi si disinteressa di Lettoni, Estonia, Polonia. A noi non interessa. Il popolo russo non ha alcun interesse ad aggredire queste regioni. Sono menzogne create ad arte per screditare. Noi, come partito, vorremmo che la popolazione russa del Kazakhstan del Nord e dell’Ucraina potessero ricongiungersi alla madre patria, ma noi non abbiamo mira sull’ Ucraina»

www.controinformazione.info

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