IL GRUPPO BILDERBERG: TRA FINANZA GLOBALE E TEORIE DEL COMPLOTTO

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A leggere certe recenti note di agenzia sembra che la 66a riunone del Gruppo Bilderberg (o Club Bilderberg), svoltasi tra il 7 ed il 10 Giugno scorsi a Torino, sia quasi un forum aziendale per scambiarsi opinioni o, come riporta wikipedia, un think-tank del pensiero liberista.

In realtà, senza voler necessariamente parteggiare per le fiorentissime teorie del complotto, molti sono i punti oscuri che caratterizzano queste riunioni al vertice, come ha bene esposto lo scrittore lituano Daniel Estulin nel libro ‘Il Club Bilderberg’.

 

Questa conferenza annuale ad inviti deve il proprio nome all’hotel de Bilderberg a Oosterbeek, vicino Arnhem nei Paesi Bassi, dove si tenne per la prima volta il 29 maggio del 1954 per iniziativa del banchiere americano David Rockefeller, recentemente scomparso. Negli anni l’iniziativa ha sempre più coinvolto profili di altissimo livello internazionale, in maggioranza rappresentanti della grande finanza, ma anche personaggi con incarichi istituzionali di primo piano, capi di stato e di governo, commissari europei, diplomatici, esponenti del mondo militare ed editoriale.

 

E’ gestito da un board permanente in cui sono rappresentati 18 paesi (fra i leader dell’economia mondiale), ciascuno con due membri e si riunisce, rigorosamente a porte chiuse, in sedi di lusso (centri congressi, hotel, resort) in varie parti del mondo, normalmente in Europa, e una volta ogni quattro anni negli Stati Uniti o in Canada.

 

A prendere parte all’edizione di quest’anno a Torino, ritornando in Italia dopo un’assenza di 14 anni, saranno: il presidente di FCA ed Exor, John Elkann, la giornalista Lilli Gruber (entrambi membri del comitato direttivo dell’evento), il direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi, l’economista Alberto Alesina, la professoressa di economia presso la London College University Mariana Mazzucato, il direttore di “Limes” Lucio Caracciolo, la senatrice a vita Elena Cattaneo, il manager Vittorio Colao.

 

Fra gli stranieri si segnalano il ‘decano’ Henry Kissinger, già diplomatico e consigliere di diversi presidenti USA, l’ex presidente della Commissione Europea – ora lobbista di Goldman Sachs – José Manuel Durao Barroso, l’ex primo ministro francese Bernard Cazeneuve, il generale statunitense David Petraeus, il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ed il primo ministro olandese Mark Rutte.

 

A destare poi stupore è giunta l’annunciata presenza del Segretario di Stato vaticano, il Cardinale Pietro Parolin, che ha ricevuto gli strali del giornalista cattolico Antonio Socci, il quale non ha mancato di sottolineare l’incongruenza di questa presenza con la dichiarata missione di Papa Francesco in favore degli ultimi e dei bisognosi.

 

Gli incontri si svolgono a porte chiuse, senza che alcun verbale venga stilato. E’ in vigore poi una regola di segretezza per la quale non è vietato l’utilizzo da parte dei membri delle informazioni ottenute, ma è vietato rivelarne la fonte (regola di Chatam House), particolare estremamente rivelatore.

 

Lungi dal paventare riunioni di incappucciati o altro, è evidente come queste riunioni non siano solo una fotografia dell’esistente, o uno studio delle tendenze mondiali in atto, ma anche un gruppo di potenti della terra che attraverso la propria influenza (economico-finanziaria, politica e mediatica) possono imporre nel mondo una loro ben precisa agenda, ovviamente non vincolata a qualsivoglia interesse nazionale o scelta democratica. Il Times nel 1977 definì i soci del Bilderberg come “un gruppo di uomini, tra i più ricchi ed economicamente e politicamente più potenti e influenti del mondo occidentale, che si riunisce segretamente per pianificare degli eventi, che successivamente appariranno come casuali”. Mentre altri commentatori hanno liquidato in poche parole tale gruppo come “il consiglio d’amministrazione del business mondiale”.

 

Quel che appare in tutta la sua evidenza è come molte carriere abbiano preso il decollo dopo queste riunioni: personaggi del calibro di Bill Clinton, Tony Blair, George Robertson o gli italiani Romano Prodi ed Enrico Letta hanno ottenuto incarichi di prestigio immediatamente dopo aver partecipato a queste riunioni, e -guarda caso- ciascuno di loro, una volta insediatosi nei posti di comando, ha perseguito una politica neoliberista prona a ben determinati interessi finanziari e speculativi.

 

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