Caso Niger: dignità e rispetto

0
79

L’atteso, auspicabile, necessario cambio di rotta in politica estera non implica beninteso cambiamenti della nostra collocazione internazionale, del tradizionale approccio multilaterale, di accordi sottoscritti ed alleanze,  bensì va riferito ad azioni da intraprendere, ad uno spazio maggiore per le competenze, alle riforme interne delle amministrazioni, ad atteggiamenti meno subordinati, deleganti, inconcludenti, perfino dannosi, che hanno colpevolmente indebolito, intaccandone la credibilità internazionale, il nostro Paese.

Per andare sul concreto una delle primissime grane da risolvere per il nuovo governo sarà quella del caso Niger.

Trattato superficialmente con buona dose di ambiguità e “felpata inconsistenza diplomatica” si è riusciti a trasformare un’iniziativa positiva, finalmente frutto di una strategia di politica estera a medio termine, in un pasticcio dai contorni umilianti per il Paese con conseguenze tali da ledere perfino la dignità delle nostre Forze Armate. E’ forse questo uno degli aspetti prioritari, su cui ci si sofferma poco per scarsa propensione alle analisi fattuali, ma a cui classe politica, alti dirigenti statali competenti e responsabili avrebbero dovuto invece dedicare massima considerazione nella preparazione prima e in seguito nella gestione dell’operazione fuori confine.

I fatti sono chiari, difficilmente contestabili: da mesi (inizio 2018) una quarantina di militari italiani guidati da un Generale di Brigata sono relegati sotto le tende presso l’aeroporto di Niamey ospitati nella base statunitense, occupando il terreno del campo di pallacanestro non più fruibile dai militari a stelle e strisce, praticamente a fare nulla o quasi, in attesa di decisioni delle autorità nigerine e nostrane (responsabili del loro impiego) in attesa di approntare una base logistica italiana presso lo stesso aeroporto ove sono già operative le basi logistiche e di supporto francese, americana e tedesca. La base logistica italiana al pari delle altre forze straniere presenti in Niger, includendo anche canadesi e istruttori algerini di cui poco si parla, si rende necessaria per poter operare con formatori militari, eventuali civili nel difficile territorio a nord del Niger, da Agadez verso il confine libico.

Difficile poter immaginare, pena dover prendere atto finalmente senza possibilità di retoriche difensive, della totale irrilevanza italiana , che in tanti incontri fra le massime autorità italiane, Premier del passato governo, Ministri degli esteri, della difesa, interni e Presidenti della Repubblica e ministri nigerini, francesi, cancelliere Merkel, vertici UE ecc. non si sia esposto e trattato l’argomento della presenza italiana in Niger né tantomeno, considerata la notoria prudenza italiana, che non vi siano state autorizzazioni preliminari. Peraltro la FIRMA di accordi di cooperazione militare con il Niger (settembre 2017), la sbandierata missione africana del ministro Alfano, in Niger per inaugurare l’apertura della nostra Ambasciata il 4 gennaio 2018, l’accordo di collaborazione anche nel Sahel con il presunto amico e partner francese, confermato nelle riunioni bilaterali e nei vertici UE, G5 Sahel ecc. non potevano che sancire la necessità e fattibilità della missione italiana approvata dal nostro Parlamento al pari, in precedenza dello stanziamento di ben 100 milioni di euro a favore del Niger considerato Paese prioritario in Africa per la cooperazione civile e militare.

La situazione di stallo, assolutamente non preventivata, sicuramente mal gestita, affrontata con scarsa conoscenza delle realtà e degli usi del Paese che ci dovrebbe ospitare, probabilmente frutto di ambiguità e finti malintesi fra italiani, francesi e nigerini, pone al nostro Paese un grave problema di credibilità, dignità e rispetto da risolvere al più presto in modo netto evitando retoriche e ambiguità.

A prescindere da torti e ragioni, non si possono lasciare per mesi 30, 40 ,50 o anche 10 militari italiani, comandati da un Generale di Brigata, alto grado che si giustifica solo per i contatti ad alto livello che dovrebbe avere e mantenere con pari grado locali e degli altri contingenti internazionali, a non fare nulla o quasi, relegati in aeroporto senza neppure uno straccio di accordo di status legale e operativo con il Niger. In pratica formalmente non possono uscire dalla base…americana e girare in città. Per dei soldati di qualsiasi contingente la situazione rappresenterebbe una grave lesione della loro dignità di militari, lo sarebbe anche per dei civili, e una mancanza di rispetto dai rappresentanti politici del Paese nei loro confronti.

Avendo maturato lunghe esperienze di lavoro con i militari italiani e di altre nazioni alleate nel contesto di ricostruzioni internazionali post belliche in località estremamente difficili e complesse unite a esperienze di vita, lavoro e negoziati in paesi africani, ritengo sia giunto il momento di lanciare un forte appello per il ripristino della dignità e del rispetto dovuti al nostro Paese e ai suoi rappresentanti siano essi civili o con le stellette. Dignità e rispetto che vanno conquistati non solo formalmente bensì con azioni e atteggiamenti giusti, generosi, equi, fieri, con negoziati chiari e determinati nel rispetto delle tradizioni del Paese che ci ospita ma anche pretendendo il rispetto del nostro Paese e delle nostre tradizioni. Ovunque abbia operato ho rispettato e ricevuto sempre il rispetto vero e sincero, individuale e per l’amministrazione di appartenenza, da parte degli umili e dei governanti. Anche una eccessivamente prudente politica estera non può derogare a tali principi basilari peraltro essenziali per sviluppare relazioni sincere e costruttive nel reciproco interesse.

Non è certo con le donazioni alimentari o sanitarie, durante il periodo del Ramadan, come le 27 tonnellate fatte affluire fra aprile e maggio in Niger con voli militari finanziati da fondi della cooperazione italiana accolte peraltro con fredda cortesia e assenza di alte autorità locali che si migliorano situazioni compromesse. Si rischia perfino di ledere ulteriormente l’altrui e la nostra dignità.

Meglio richiamare i nostri militari al più presto e far intendere con atti concreti a Nigerini e francesi il nostro malcontento. Con schiena dritta evitando finalmente “felpati e inconcludenti passi diplomatici” sostituendoli con “franche discussioni e passi conseguenti”. Anche in diplomazia ci si può far ascoltare e rispettare se non si partisse da posizioni invertebrate frutto di eccessiva prudenza a volte fuori luogo e contesto.

Non sono ancora bastate le lezioni del caso Marò in India o ancor peggio il caso del criminale condannato con sentenza definitiva Battisti tuttora sorridente in Brasile?

Una prima sfida da raccogliere per un nuovo governo di cambiamento e di difesa concreta del ruolo italiano in ambito internazionale.

Ugo Tojano

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here