Signor Presidente, colleghi senatori, signori del Governo, ancora una volta siamo qui ad ascoltare lezioncine di superiorità morale da parte di chi, non solo sul piano politico ma addirittura sul piano personale e familiare, ha consegnato il nostro Paese alle multinazionali degli amici

Da parte di chi ha lasciato i cittadini italiani soli di fronte alla crisi; da parte di chi ha imposto le proprie ideologie contro la maggioranza degli italiani e, ancora oggi, occupa manu militari le televisioni di Stato, pagate dai cittadini, usate per il killeraggio politico contro gli avversari.

 

Senatore Renzi, si ricorda lo striscione che recitava «Renzi ci ricorderemo»? Bene, gli italiani si sono ricordati: prima con il referendum, poi con le elezioni politiche e con quelle amministrative.

 

Non è sfuggito ai più acuti analisti, signor Presidente del Consiglio, che le cause profonde della crisi economica che ancora stiamo attraversando non sono solo economiche ma sono prima di tutto valoriali. Gli ultimi Governi del Paese, come dicevo poc’anzi, hanno perseguito caparbiamente politiche individualiste e laiciste, portando gli italiani a un colossale deficit di speranza.

 

È più che mai indispensabile che questo Governo, signor Presidente, sappia aiutare i nostri concittadini a ritrovare le ragioni della speranza e ad agganciare così la ripresa valoriale da cui poi discenderà una nuova e più solida ripresa economica.

 

Per ottenere questo ambizioso risultato era indispensabile cambiare modo di far politica, nel metodo e nel merito. In entrambi i casi, ci pare davvero che il suo Governo, signor Primo Ministro, parta con il piede giusto.

 

Nel metodo, partendo da un incontro tra forze politiche diverse, ma che pure avevano avuto modo di apprezzarsi reciprocamente nella battaglia per fermare l’assurda riforma costituzionale tentata dal Governo Renzi si è individuata una chiara strategia per cambiare l’Italia. Una strategia alternativa alle imposizioni di una Europa sempre più matrigna, di una globalizzazione delle multinazionali, di uno strapotere della finanza che mira a ridurre gli italiani a consumatori, quando non a meri ingranaggi.

 

Nel merito, signor Presidente, il contratto di governo è ricco e apprezzabile. Mi limito in questa sede a elogiare le disposizioni previste per la famiglia. Penso alle nostre famiglie, vero motore del nostro Paese, della nostra Patria. Penso alle mamme e ai papà che ogni giorno accompagnano i figli alla scuola e poi vanno a lavorare; alle famiglie adottive o che vorrebbero adottare, fermate dal disastro della Commissione adozioni internazionali bloccata per oltre tre anni dal Partito Democratico. Penso alle famiglie con disabili e con anziani; alle famiglie numerose; alle famiglie colpite dalla crisi o dalla vedovanza; alle famiglie terremotate che ancora aspettano risposte; alle famiglie separate; alle imprese familiari.

 

Bene avete fatto a prevedere un Ministro, e quel Ministro. Bene avete fatto a prevedere l’equità fiscale della flat tax modulata sul fattore famiglia per dare giustizia ai padri e alle madri di famiglia. Bene avete fatto a mettere al centro la sicurezza delle nostre famiglie, perché ognuno di noi vuol sapere che, mentre siamo qui al Senato a discutere del futuro, la nostra famiglia, i nostri bambini, le nostre mogli e i nostri mariti sono al sicuro.

 

Benissimo avete fatto ad affrontare coraggiosamente il tema della natalità, perché senza figli non c’è futuro. Mi permetto di suggerire, signor Presidente, che le cause dell’inverno demografico sono prima culturali e solo dopo economiche.

 

Benissimo avete fatto a proporre una giustizia a misura di famiglia, prevedendo l’affido materialmente condiviso per i figli delle coppie separate, in quanto è sacrosanto diritto dei bambini, previsto dalla convenzione ONU, crescere con la loro mamma e il loro papà. In questo senso, sarà opportuno garantire meglio il diritto dei genitori di decidere dell’educazione dei loro figli, come previsto dall’articolo 30 della nostra Costituzione. Solo così, ripartendo dalle nostre meravigliose famiglie e, poi, a salire, dalle comunità comunali e regionali, il suo Governo saprà aiutare gli italiani a ritrovare quella speranza e quella ripresa valoriale che i nostri concittadini hanno tutto il diritto di veder realizzata.

 

Infine, mi permetto di ricordare che le vere radici culturali e sociali del nostro Paese sono quelle cristiane. Non possiamo pensare, come fa qualcuno, di mantenere i valori cristiani recidendo le nostre radici.

 

Signori del Governo, saremo felici di collaborare con voi. Buon lavoro e che Dio benedica l’Italia.

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