In epoca di social, e-commerce e grandi centri commerciali, vi è una categoria che più di altre rischia la sparizione, parliamo del piccolo commercio, formato per lo più da negozi di vicinato e mercati ambulanti.

Si tratta del comparto sociale più “massacrato” dalla politica economica e fiscale degli ultimi anni; eppure un tempo dove esisteva un negozio esisteva una luce sulla strada, il che rappresentava più sicurezza, più vivibilità, in alcuni casi più turismo e comunque i negozi hanno sempre dato un senso di quartieri vivi e non abbandonati a se stessi; non c’è nulla di peggio di una serranda abbassata con il cartello “cessata attività”.

La nascita di grandi centri commerciali prima, incentivati anche da politici compiacenti e la crescita del così detto e-commerce poi, hanno fatto si che i piccoli commercianti (ambulanti e no) non siano stati più in grado di sopportare una concorrenza fatta di nuove regole.

Se a tutto questo uniamo la pressione fiscale che queste categorie devono sopportare e normative assassine come la “Bolkenstein”, nata per porre fine alle piccole imprese a conduzione familiare e favorire i grandi gruppi commerciali ,possiamo capire per quale motivo sono sempre più numerosi i figli di commercianti che intraprendono altre vie lavorative.

I primi colpevoli sono senza dubbio le istituzioni, a partire certi enti locali, che hanno visto nei commercianti una fonte di prelievo per poter risolvere alcuni problemi di bilancio pubblico.

Basti pensare all’enormità di tributi che sono costretti a pagare, IRPEF, IRAP, IMU, TARI, addizionali comunali e regionali, COSAP, tassa sull’insegna, SIAE eccetera.

In secondo luogo hanno investito più nella costruzione di centri commerciali che non in politiche che potessero rilanciare il piccolo commercio; basti pensare alla grande opportunità che si sarebbe potuto avere con Expo 2015; si è creato un evento che ha fatto si che i visitatori non uscissero mai dal polo espositivo e non si è pensato invece ad una serie di iniziative ed investimenti che avrebbero dovuto far portare le centinaia di migliaia di persone provenienti da tutto il mondo verso la città ed il suo hinterland.

I commercianti, quindi le loro organizzazioni di categoria come Confcommercio e Confesercenti devono iniziare a picchiare i pugni sul tavolo della trattativa politica; innanzitutto stando uniti, anche con le associazioni più piccole, fare come altre categorie: farsi seguire dalla politica e non più seguire la politica.
Che il nuovo governo, a forte trazione leghista, liberi il nostro commercio dall’oppressione di questo fisco vorace e di questa burocrazia soffocante!

Massimiliano Bastoni

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