L’idea di sovranismo è da sempre legata agli Stati: entrando in crisi questi, è stato inevitabile che anche la sovranità entrasse in crisi.

Eppure bisognerebbe dire: un certo concetto di sovranità, la sovranità «statale», come attributo dello Stato centrale, è entrata in crisi, non l’idea sovranista in quanto tale. Estremizzando un po’ si potrebbe forse dire che oggi i nuovi soggetti politici sono i popoli. I popoli che si battono contro le élites finanziarie globali, popoli con bisogni da soddisfare.

La questione sociale diventa allora centrale per i sovranisti: giovani alla ricerca di un lavoro, adulti che lo perdono e non lo avranno più, vecchi il cui unico destino che li attende è un bel programma eutanasico. Povertà diffusa, crescente. Disagio sociale. Morte, sia pure dolce.

Il sovranismo deve trasformarsi, diventare non solo rivendicazione di identità culturale, nazionale, ma anche strumento per la soddisfazione dei bisogni. Il sovranismo delle identità, se non si unisce al sovranismo dei bisogni, perde.

Per questo il conflitto tra globalizzazione e sovranismo può anche essere spiegato filosoficamente come un conflitto tra “desiderio” e “bisogno”.

La categoria dei globalisti è quella del “desiderio”: desiderio di ricchezza, di figli in provetta, di matrimoni gay. Al centro sempre l’individuo astratto da ogni relazione sociale, inteso come una sorta di monade leibniziana, come macchina desiderante e desiderio meccanizzato.

La categoria dei sovranisti è invece quella del “bisogno”, così come lo intendeva l’interpretazione marxista del sistema dei bisogni hegeliano: bisogno di poter svolgere un lavoro dignitoso e non marcire in un call center, di avere la possibilità di curarsi, di avere una casa, di avere una retribuzione che renda possibile realizzare una vita dignitosa per sé e per la propria famiglia.

Il desiderio è essenzialmente un prodotto della logica del capitale, è indotto da essa: è desiderio di desiderare, rinvio infinito e perpetuo di soddisfarsi che si perde, avrebbe detto Hegel, in un «cattivo infinito».

Il bisogno, invece, risponde alla logica dell’auto-realizzazione dell’essere umano, nella sua esistenza sociale, anziché, come il desiderio, nel continuo consumo.

Insomma: il sovranismo delle identità non basta, per vincere deve unirsi a quello dei bisogni. Un nuovo sovranismo, capace di intercettare i bisogni dei popoli, può ancora prendersi la rivincita.

Paolo Becchi

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