A marzo al Parlamento Europeo è arrivato il caso ‘Embraco’.

Interrogazioni scritte, incontro a Bruxelles e a Strasburgo con una delegazione di operai che rischiano da qui a dicembre di perdere il posto di lavoro, dibattito in aula a Strasburgo, redazione di una risoluzione (il cui valore risolutivo – al contrario di come viene chiamato questo testo – è pari a zero)…ma il voto no !

L’azienda Embraco (filiale della multinazionale Whirpool), sita in Piemonte a Riva di Chieri (TO), rischia di mettere a serio rischio il posto di lavoro di quasi 500 dipendenti, poichè la multinazionale proprietaria dell’Embraco intende trasferire la produzione in Slovacchia per puri motivi fiscali e salariali, in quanto un’impresa che delocalizza in Slovacchia gode del 21% di aliquote fiscali, 0% sulle compravendite immobiliari, costo della manodopera bassissimo, sconto del 35% su tasse e contributi fino a 30 mila euro per ogni dipendente assunto.7

Ora che è scoppiato il bubbone, come funghi spuntano, con tutta la loro malafede, i politici che si sono dimenticati di aver votato a cuor leggero per l’estensione dell’UE ai Paesi dell’Est che hanno (e che avevano anche al momento del voto sulla loro adesione all’Europa) una legislazione sociale, e soprattutto una fiscalità molto diversa e concorrenziale rispetto all’Europa occidentale.

Come ha ben osservato Antonio Spera dell’UGL Metalmeccanici, le delocalizzazioni “sono un fenomeno che qualcuno, addirittura con responsabilità di Governo, ha scoperto ieri, quando invece sono tante le vertenze ancora lontane dall’’essere risolte sempre per questa stessa ragione”.
La Lega ha sempre contestato questo allargamento ad Est, con motivazioni valide e realistiche, al contrario di quello che ci hanno sempre raccontato i vari Commissari europei descrivendo ottimisticamente ciò che si sarebbero portati appresso: libero scambio, mobilità dei lavoratori, libera circolazione di beni e servizi, ecc.
E ora, incredibilmente, per la Commissione e per alcune forze politiche al Parlamento europeo, il ruolo dell’Europa è ritenuto marginale: sì, può intervenire, ma la responsabilità è degli Stati membri se i fondi europei elargiti da Bruxelles sono stati gestiti male. Sarà anche così, ma se l’Europa controlla tutto, perchè non controlla anche questo mal utilizzo dei fondi? E ancora: è così problematico, come chiede la Lega, instaurare una politica di difesa sociale dei lavoratori colpiti da fenomeni di delocalizzazione, fornire agli stessi i necessari aiuti e l’attuazione di percorsi di riqualificazione atti a facilitarne la ricollocazione lavorativa?
Oppure sanzionare le imprese che, pur avendo usufruito di un aiuto finanziario nazionale o comunitario per contribuire alla crescita economia di un dato territorio, decidano ingiustificatamente di spostare la propria produzione all’estero. La Lega, oggi, chiede che tali imprese siano obbligate alla restituzione dei fondi ricevuti e vengano escluse dalla futura distribuzione di qualunque forma di contributo finanziario. Giusto?
Ma ora occorre soprattutto coinvolgere la Commissione e approntare le necessarie verifiche circa l’utilizzo, da parte della proprietà dell’Embraco, dei fondi elargiti dall’Unione Europea con finalità improprie e, specificatamente, per finanziare la delocalizzazione dell’azienda in altro Stato membro.
Pare che non sia così, per chi governa l’Europa…
Al momento, dopo riunioni su riunioni in cui si è lavorato per poter presentare un testo unico da votare nell’aula di Strasburgo, c’è chi vuole menzionare l’Embraco ma non la Whirpool, chi entrambe, chi nessuna delle due ma restare sul generico e il tutto viene posticipato ad almeno di un altro mese, poi si vedrà. Forse.

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