Lo stato del collezionismo oggi

Dalle collezioni di automobili d’epoca e opere d’arte alle collezioni di abiti da sposa, penne e vinili. Ma cosa accomuna i collezionisti di ogni genere e sorta? Sicuramente l’etimologia del termine collezione non può lasciarci indifferenti: dal lat. collectio -onis, der. di colligĕre «raccogliere» o anche “cogliere”, raccolta ordinata di oggetti della stessa specie, che abbiano valore o per loro pregio intrinseco o per loro interesse storico o artistico o scientifico o semplicemente per curiosità o piacere personale .
Il comportamento dei collezionisti può essere quindi distinto in due categorie: una in cui è prevalente il lato irrazionale, enfatico ed empatico; una in cui prevale la razionalità con cui vengono scelti i criteri culturali e/o economici.
Che appartengano alla prima o alla seconda categoria ciò che accomuna sicuramente i grandi collezionisti della vecchia generazione è la volontà prevalente di un fine culturale, caratterizzato certamente da ambizioni personali, e, talvolta, da interessi direttamente economici.

Il collezionismo è un investimento sicuro?

Negli ultimi decenni, dato l’evidente aumento dell’interesse nei confronti del collezionismo quale forma d’investimento nasce l’esigenza di tutelare al meglio chi decide di affacciarsi a questo mondo.
Il recente accadimento avvenuto nella passata asta di automobili classiche, per la quale ho contribuito alla realizzazione, organizzata da Aste Bolaffi e tenutasi nello storico circuito Alfa Romeo di Arese il 23 maggio 2018 lascia l’amaro in bocca.

In breve, pochi minuti prima dell’asta, la Sovraintendenza alle Belle Arti del Piemonte è intervenuta con un procedimento di notifica inteso a sottoporre a vincolo una decina di lotti. Questa apparentemente innocua notifica in realtà potrebbe avere ripercussioni sulle future vendite di auto storiche (e non solo) in Italia e sul collezionismo di auto in genere.
Inalienabilità dei beni del demanio e del patrimonio pubblico.

L’esistenza di vincoli sulle opere d’arte private, attuato tramite notifica, la prelazione dello Stato nella vendita delle stesse costituiscono, quindi, quell’insieme di istituti a tutela del patrimonio che è arrivato a noi non troppo mutato e che costituisce, oggi come al momento della creazione, il nucleo centrale della normativa sull’esportazione nel Codice dei Beni Culturali.

Le recenti modifiche

Nonostante le recenti modifiche al Codice con l’introduzione di un rinnovato “limite temporale”, è stato portato da 50 a 70 anni il “limite di età” delle opere al di sotto del quale le stesse possono circolare senza necessità di ottenere una licenza ma sulla base di una semplice autodichiarazione.

E l’introduzione della soglia economica, oggi pari a € 13.500, al di sotto della quale le opere possono essere esportate sulla base di una autocertificazione , il testo del Codice appare ancora oggi fedele alla concezione delle opere d’arte come bene pubblico e non privato, al servizio della comunità e, quindi, da mantenere all’interno del territorio nazionale.

Tutelare il patrimonio

Una mossa a tutela del patrimonio storico artistico che però non mette di certo d’accordo la maggior parte dei collezionisti, commercianti e operatori professionali che prospettavano una modifica al Codice maggiormente liberale e con una soglia temporale ed economica più favorevoli all’esportazione delle opere.
Pierangelo Saba

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