Il nostro Movimento sta organizzando nei vari Stati membri una serie di colloqui sotto il titolo “Proteggere le nostre Nazioni, difendere la nostra Civiltà” per chiarire la nostra visione dell’Europa e per presentare finalmente il nostro progetto alter-europeo. Dai nostri avversari siamo generalmente messi in caricatura e rivestiti della qualifica di “euroscettici”. In realtà, noi affermiamo che l’UE, nella sua forma attuale, per i suoi orientamenti mondialisti ed il suo funzionamento antidemocratico è un’anti-Europa, una sovrastruttura burocratica che nuoce agli interessi vitali dei nostri popoli europei.
Quelli che presiedono attualmente ai destini di questa Unione Europea alla deriva sono come quei folli che abbattono le dighe e poi si stupiscono che vi siano delle inondazioni. Sì, noi viviamo attualmente una vera marea montante dell’immigrazione. Come sorprendersi per la moltiplicazione degli atti di terrorismo quando si incoraggia continuamente la libera circolazione dei beni e delle persone e dunque delle armi e dei terroristi? Quelli che negano l’evidenza si ostinano a negare il legame fra immigrazione e terrorismo. L’ho detto ovunque, nelle trasmissioni televisive e lo ripeto: tutti i terroristi che hanno colpito la Francia in questi ultimi vent’anni sono immigrati o provenienti dall’immigrazione.
Ma, al di là della nostra sicurezza, è la nostra identità che viene minacciata. Fino a poco tempo fa, la questione della nostra identità non si poneva, ci bastava viverla, e solo alcuni storici e filosofi ne facevano oggetto di dibattito. Ma l’arrivo massiccio di popolazioni straniere ha mutato il dato. E’ anzitutto perché il loro arrivo è massiccio che queste popolazioni sono inassimilabili e ci mettono in una situazione di insicurezza culturale. Tutte le nazioni d’Europa sono coinvolte. Ma non solo.
Considerate le due superpotenze che hanno guidato la guerra fredda, la Russia e gli Stati Uniti. Guardate parimenti quello che avviene nei paesi del Maghreb. Tutti questi paesi si devono confrontare con forti pressioni migratorie alle loro frontiere meridionali, che creano sconvolgimenti via via securitari, socio-economici e, soprattutto, identitari.
Negli USA è esattamente di questo malessere identitario che si è appropriato Donald Trump, ed è per risolvere questo problema crescente che è stato eletto, con grande scorno dei mondialisti.
Fuori dall’Occidente, si potrebbe parlare similmente dell’elezione del nazionalista indù Narendra Modi alla guida dell’India.
Il diritto dei popoli a disporre di sé stessi è anzitutto il loro diritto a restare sé stessi. Nel momento in cui si parla molto di biodiversità, è urgente difendere la diversità dei popoli e delle culture e di militare per “un’ecologia delle civiltà”, per riprendere l’espressione del saggista Hervé Juvin: “al di là dei diritti individuali, vi sono i diritti collettivi dei popoli a proteggere e trasmettere la loro identità”. Per ritornare al nostro vecchio Continente, questa resistenza si è iniziata in Europa centrale e orientale. Ne è rivelatore il fatto che il primo ministro bulgaro non ha esitato a paragonare Bruxelles a Beirut davanti al Presidente del Parlamento Europeo.
E ora la Bulgaria ha assunto la presidenza di turno dell’Unione.
Sono mesi che le alte istanze dell’UE praticano un linciaggio permanente e che sta montando contro i governi polacco e ungherese. In effetti Viktor Orbàn per l’Ungheria e Mateusz Morawiecki per la Polonia si oppongono alla folle politica migratoria di Bruxelles.
Questi due paesi formano con la Slovacchia e la Repubblica Ceca quello che si chiama ‘Gruppo di Visegrad’ (o V4). Nel febbraio 2016, avevo tenuto a questo proposito un intervento che potrete trovare facilmente su internet. Questi paesi formano un blocco che non cessa di rafforzarsi, come è avvenuto con l’elezione di Andrej Babiš, che si è presentato come il Trump ceco. I nostri alleati dell’SPD – il partito di Tomio Okamura che non ha niente a che vedere con quello socialdemocratico tedesco – hanno parimenti ottenuto un notevole risultato e, non a caso, proprio con loro a Praga abbiamo organizzato il 16 dicembre scorso il congresso del nostro “Movimento per l’Europa delle Nazioni e delle Libertà”.
Ad esso hanno partecipato anche i nostri alleati austriaci dell’FPO, ormai protagonisti di un governo di coalizione, cosicché si può pensare ad una prossima entrata dell’Austria nel gruppo di Visegrad.
A quel punto, con l’uscita dei britannici, questo V5 (V4+1) andrà a costituire un blocco che gli eurocrati saranno obbligati a rispettare e ascoltare.
Basterà allora che li raggiunga la Bulgaria – amici ungheresi mi hanno confermato recentemente che Bojko Borisov e Viktor Orbàn stanno sulla stessa lunghezza d’onda – per ottenere una minoranza di blocco al Consiglio Europeo. Questa minoranza di blocco sarebbe in grado di realizzare de facto una battuta d’arresto ai diktat della Commissione Europea e poi, de jure, strappare una revisione dei Trattati.
Riceviamo segnali molto positivi dalla Finlandia e dalla Danimarca ed attualmente i nostri amici italiani della Lega sono pronti a formare un governo di coalizione al servizio del popolo.
Tutti questi eventi dovrebbero consentire quello che molti fra noi credevano impossibile: riformare l’Unione Europea in profondità e riorientare il progetto europeo per proteggere meglio le nostre nazioni e difendere nuovamente la nostra civiltà.
Nicolas Bay“

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