L’ Unione europea negli anni ha costituito e costituisce tuttora un grave minaccia per l’agricoltura italiana, per i produttori e persino per la salute dei cittadini. Le decisioni di Bruxelles, prese sulla testa degli agricoltori, possono mettere in ginocchio interi comparti con conseguenze devastanti dal punto di vista economico e occupazionale, complice l’atteggiamento spesso imbelle dei governi nazionali.

Com’è successo per l’aumento delle importazioni a dazio zero dell’olio tunisino, il cui sbocco commerciale in Europa è appunto il mercato italiano. Per non parlare dell’accordo sulla liberalizzazione dei prodotti agricoli e tra Unione e e Marocco, che ha contribuito al dissanguamento di aziende che operano nel commercio di arance e pomodori.

La situazione è così drammatica, a causa della concorrenza sleale agevolata da Bruxelles, che spesso diventa perfino diseconomico raccogliere ortaggi e agrumi.

Peraltro Il settore agrumicolo in Italia è minacciato dal rischio di gravi patologie derivanti dell’importazione di prodotti infetti,per tutelare la salute dei cittadini.

Capitolo a parte meriterebbero i trattati di libero scambio predisposti o in via di definizione tra Unione Europea e Canada (Ceta), Sud America (Mercosur) e Giappone. Dall’Asiago “giapponese” al Grana Padano “brasiliano”, dal Parmigiano Reggiano contraffatto in “Parmesan” e “Reggianito” al Provolone (“Provoleta”). Una contraffazione in piena regola dal valore record di 60 miliardi di euro che, incredibilmente, non viene contrastata ma autorizzata.

Del resto Bruxelles negli anni ha autorizzato la produzione di formaggi e yogurt senza latte, ma con la polvere di latte.

Poi il vino senza uva, acconsentendo alla vendita di un kit di polveri miracolose acquistate online,una brodaglia accostabile alle etichette italiane più prestigiose. Sempre per quanto riguarda il vino, Bruxelles consente la pratica dello zuccheraggio, considerato un inaccettabile “trucco di cantina”.

Poi la carne annacquata, con l’Ue che consente di non indicare l’aggiunta di acqua per alcune tipologie di prodotti.

Quindi il cioccolato senza cacao, con Bruxelles che ha imposto all’Italia di dare il via libera al cioccolato prodotto con l’aggiunta di grassi vegetali. Un caos che imporrebbe la cosiddetta etichettatura di origine su una molteplicità prodotti lavorati e non, spesso negata dagli euroburocrati.

I quali intendono affamare ulteriormente la nostra agricoltura tagliandole i fondi.

Fermo restando che l’Italia è un contributore netto dell’Unione europea,l’Ue per il periodo 2020-2027 intende ridurre del 15% o del 30% i finanziamenti all’agricoltura.

Cristina Gambin

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